Trailer: Un amore all'improvviso.
Il film riempie il tempo della visione ma non è senza buchi
Clare ha conosciuto Henry quando aveva sei anni e lui era già un
uomo. L'ha rivisto altre volte e altre volte lo ha guardato sparire
all'improvviso. Henry possiede un gene che lo fa viaggiare nel tempo,
avanti e indietro, senza controllo né preavviso. Nonostante questo,
benché sappia che potrebbe non presenziare nemmeno al proprio
matrimonio e non sappia con quale di lui, se un giovane o un vecchio,
trascorrerà il Natale, Clare cerca disperatamente e pazientemente di
costruirsi con l'amato una vita normale.
Metafora valida del rapporto di coppia, rispetto alle cui difficoltà siamo tutti avvertiti ma mai veramente preparati, Un amore all'improvviso,
nel suo inspiegabile titolo italiano, sposta repentinamente
l'attenzione non solo dalla protagonista ("The time traveller's wife",
dal romanzo omonimo di Audrey Niffenegger) ma anche dall'eccezionalità
dell'oggetto, cercando di riportarlo nell'alveo della commedia
sentimentale (ops, amore, ho scordato i vestiti) quando di drammone si
tratta ed è nel non lasciar spazio al divertimento che sta la sua
cifra, piaccia o meno ("sei entrato nella testa di una bambina di sei
anni", detto da Clare, è più lo sfogo di una condannata che il sospiro
di una predestinata).
Lo sceneggiatore di Ghost
Bruce Joel Rubin rigioca, questa volta per Robert Schwentke, la carta
del romanticismo tinto di soprannaturale, ma pare dimenticare che, al
cinema, solo un'immersione profonda nel reale può indurci a credere a
ciò che lo supera e non è parlando e trattando esclusivamente di
sentimenti che questi si suscitano e si liberano. I momenti migliori
del film, non a caso, raccontano la vita di Henry ? costretto a
vestirsi da donna perché quelli sono i primi abiti che trova; sedotto
da una donna che non sa chi sia ma che è certa che si sposeranno e sarà
lui a dirglielo, sbucando da un cespuglio fra qualche anno, quando lei
non sarà ancora abbastanza grande per ritrarsi; impegnato a consolare
la propria compagna che ha appena litigato con un altro lui stesso - e
sono i momenti più interessanti perché reggono fuor di metafora,
facendo appello alla fantasia e dunque alla peculiarità per parlare
della realtà comunemente esperita.
I fuochi d'artificio, i tuoni, il ballo, le creazioni artistiche di lei (che citano fastidiosamente quelle di Demi Moore)
non sono decorazioni, per quanto superflue, ma stonature belle e buone,
che tolgono vita al personaggio già delicato di Henry e ne fanno
davvero, nell'economia del film, una presenza intermittente, che ogni
tanto dissolve nelle trasparenze dell'incredibile.
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