Segnali dal futuro - Recenzione - trailer.
Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le
sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un
documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola.
Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che
l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso
scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali
disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora
verificarsi.
Ancora fantascienza per Alex Proyas, regista di culto (o forse è più
corretto dire "di nicchia") emerso facendo un cinema decisamente
underground per gli standard di Hollywood (Il corvo e Dark city) e poi legittimato dal blockbuster dal sapore asimoviano Io, robot,
abile come pochi a deviare dal classico meccanismo narrativo
statunitense per poi rientrarci un momento prima che le forbici del
produttore si sostituiscano alle sue in sala di montaggio. Eppure
nonostante l'esperienza Proyas realizza l'ennesimo buon film incompleto.
Mischiando horror e fantascienza, con stile rispettivamente nipponico e
americano, e cercando di spiazzare in ogni momento lo spettatore grazie
ad una storia dai risvolti piacevolmente imprevedibili, Segnali da futuro,
come spesso capita ai film di Proyas, nella prima parte fa grandi
promesse che però non vengono mantenute nella seconda. Una cura
inusuale per l'atmosfera attraverso piccoli dettagli metereologici che
contrappuntano la narrazione, un passo molto svelto e un uso espressivo
delle luci cupe anche nelle giornate più assolate di Simon Duggan,
sembrano preludere ad una soluzione interessante dei molti temi
introdotti. Infatti accanto ai più classici spunti sulla seconda
occasione e la mancanza di una figura paterna forte il regista
introduce una più complessa dialettica tra predestinazione e caos,
scienza e fede. Tutte idee che circolano con piacere nell'industria
culturale americana degli ultimi anni.
Purtroppo però dopo alcune sequenze di rara maestria che cercano di
incastrare i personaggi in un ecosistema vitale che vive e soffre con
loro (il mondo visto dall'alto che somiglia ad un organismo pulsante in
cui le autostrade sono le vene e le macchine i globuli rossi o il
crollo di un aereo in mezzo all'autostrada), le idee sembrano terminare
bruscamente e il film comincia ad attingere dall'universo hollywoodiano
recente: La guerra dei mondi, Deep impact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il remake di Ultimatum alla Terra, un finale simile a The fountain e molto altro.
Tutto l'interesse accumulato si perde in poco e il ridicolo sembra
essere dietro ogni angolo. Nicolas Cage non ha la caratura per reggere
da solo un personaggio, figuriamoci un film intero e allo spettatore
non resta che attendere i titoli di coda perchè la serie di delusioni
abbia termine.
Recensione di Mymovies.it
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